Renata
Prunas

Biografia

Renata Prunas è nata a San Remo nel 1933 da una nota famiglia sarda. Dopo essersi trasferita a Roma nel 1966, è entrata a far parte della dinamica scena artistica d’avanguardia della città. Influenzata dall’espressionismo astratto americano, in particolare dall’eredità di Rothko e dall’amicizia con Salvatore Emblema, Prunas ha sviluppato un linguaggio artistico unico incentrato sul rapporto tra forma, colore e materia.

Tra il 1966 e il 1976, il sughero divenne il mezzo espressivo principale della sua opera: un materiale scelto per le sue qualità contrastanti di peso visivo e leggerezza fisica. Le sue tele monocromatiche con forme circolari in sughero evocano strutture cellulari e ritmi organici, fondendo immagini scientifiche con una risonanza emotiva. Nel 1977, ha iniziato a sostituire la tela con calze di nylon, creando opere che lei stessa descriveva come “seconde pelli”. Questi lavori esplorano i temi della trasparenza, della vulnerabilità e del corpo femminile, segnando un passaggio verso una dimensione più scultorea e introspettiva. Nel corso della sua carriera, Prunas ha perseguito una visione che fonde la sensibilità poetica con la sperimentazione dei materiali, alla costante ricerca di un equilibrio tra disciplina e libertà.

Renata Prunas

Testo critico

"L'autrice sardo-napoletana Renata Prunas non si identifica come artista in senso stretto. L'opera chiave *Campionario* (1979) mostra le molteplici possibilità plastico-visive di un materiale che Prunas ha scelto come mezzo espressivo: i collant di nylon, un prodotto industriale e al tempo stesso un oggetto di uso quotidiano. Campionario è costituito da 20 cornici di legno di 35x25 centimetri custodite all’interno di una scatola di legno, dove ogni cornice mostra veli di nylon che sono stati annodati, cuciti, strappati, lasciati intatti, tagliati, capovolti, sovrapposti, stirati o lasciati informi dall’uso. Questi veli formano bizzarre figure geometriche, determinate dal ritmo della trama delle fibre. Essi rivelano rappresentazioni di ovuli, seni storditi, cordoni ombelicali, trecce come ex voto, nastri di nascita, placente, intestini attorcigliati e occhi. Ogni cornice, estratta dall’oscurità della scatola, emerge da una condizione di oscurità ctonia e uterina. Come in un’operazione maieutica, la cornice si offre alla lettura venendo alla luce, come la lettura di una diapositiva. L'immagine, attraversata dalla luce, mostra un motivo composto da una fitta griglia di fili di nylon come se fosse scolpita. Le forme, che appartengono a un lessico familiarmente femminile, rivelano un profondo senso di dolore, trattenuto e fermato dai nodi che modellano la forma dei collant di nylon."

_Federica Maria Itria Scano

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