Rosanna
Lancia
Roma 1925 - 2016
Biografia
Rosanna Lancia è nata nel 1925 a Roma. Ha conseguito la laurea in Lettere classiche e si è diplomata all’Accademia di Belle Arti nel 1946. Ha iniziato la sua carriera dedicandosi alla pittura ad affresco e all’arte sacra. La sua prima mostra personale di pittura si è tenuta nel 1953 presso la galleria L’Obelisco di Gaspero del Corso. Nel 1959 ha partecipato alla VIII Quadriennale di Roma. Nel 1965 è passata al linguaggio plastico con sculture in ferro, e negli anni '70 ha condotto una ricerca a lungo termine sulla resistenza della materia che ha sintetizzato nel noto audiovisivo Tensioni, un'ipotesi di linguaggio. Nel 1981 fondò l’associazione Spaziodocumento, un centro di incontro e analisi dei linguaggi dell’arte contemporanea, di cui pubblicò il rapporto nel 1994. Nei due anni successivi, le attività dell’associazione proseguirono anche presso il Museo Laboratorio dell’Università La Sapienza di Roma sotto la direzione di Maurizio Calvesi. Nel 1995 partecipò alla Biennale di Venezia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia, nonché a manifestazioni internazionali quali il Festival Internazionale delle Artiste a Copenaghen nel 1980 e la Biennale Internazionale di Scultura a Budapest nel 1994 e nel 1996. Dal 1998 al 2000 ha realizzato proposte ambientali per le rive del fiume Brenta e per il Museo Comunale di Roma. Nel 2000 ha partecipato alla mostra collettiva "Arte Contemporanea: Work in Progress n. 9" al MACRO. Nel 2011 ha tenuto una mostra personale, Rigor Paradisi, presso la Galleria Cortese & Lisanti a Roma, e nel 2014 una doppia mostra personale con Nedda Guidi presso la Galleria Monserrato Arte '900. Nel 2021 le sue opere sono state esposte alla Galleria Gramma_Epsilon di Atene nella mostra "Historie d'E part 2 between language and object", e nel 2023 nella mostra Books as Art.
Testo critico
"Il segno, l'acqua e il ferro. Dall'artificiale al naturale e viceversa. Rosanna Lancia cerca la natura e la verità delle cose lungo un percorso fatto di linee misteriose: dagli affreschi alla ricerca tridimensionale della materia, dai pigmenti al ferro, che diventa duttile come l’acqua. Dagli anni ’50 agli anni ’90, l’opera di Rosanna Lancia si è trasformata, seguendo il percorso poetico, la sperimentazione e la curiosità dell’artista. Ma il denominatore comune nel suo lavoro rimane il segno.
Nata nel 1925 a Roma, l’artista si è dedicata alla pittura e all’affresco fin dagli anni ’50. A metà degli anni ’60 si è concentrata sulla grafica e sul disegno, adottando vari supporti, come la carta e la tela liscia.
Dalle geometrie che studiò in quegli anni nacquero le opere che realizzò in seguito. Dopo aver sperimentato la pittura bidimensionale, Rosanna Lancia diede una svolta al suo lavoro negli anni '70. In quel periodo ha scoperto di poter dare tridimensionalità alle opere. Stava ritrovando quella passione per la materia, “un vecchio amore” che la caratterizzava fin dalla giovinezza, quando frequentò l’Accademia di Belle Arti di Roma, conclusa con una tesi sul ciclo di affreschi di Beato Angelico nella Cappella Nicolina in Vaticano. “Ho iniziato in modo classico, frequentando l’Accademia, lavorando con l’affresco, la calce e la forma. E ho imparato che l’affresco non perdona, non ci può essere ambiguità – spiega l’artista – Amavo moltissimo questo lavoro. I momenti
fisici si vivono sull’impalcatura”. Parete, calce e malta: in una parola la materia. “La passione per Mario Sironi e per i grigi mi ha portato a cancellare il colore, poi con il disegno in bianco e nero ha prevalso la materia, che mi è servita come studio tecnico alla ricerca del segno”. La linea, come la materia, non deve essere ambigua. «Il segno di Lancia si è materializzato in un materiale solido: cioè, ha cercato un’espressione più libera e autonoma» scrive Sandra Orienti nella presentazione di una mostra personale alla Galleria Numero di Roma (1971). Lorenza Trucchi, sempre nel 1971, afferma che «beh, Lancia è passato alla scultura. Una scultura, tuttavia, non di volumi e masse ma di strutture, di ordito: quasi un disegno nello spazio». E per creare questi «arabeschi essenziali» Lancia utilizza il quadrello, un profilato in ferro a pianta quadrata, il cui lato può avere dimensioni variabili, da pochi millimetri a pochi centimetri. Il quadrato è solitamente utilizzato nell’ambito industriale e presenta una notevole flessibilità, ideale per l’artista che lo spinge fino al limite della resistenza. La scultrice ha scelto di utilizzare il quadrato perché «ci permette di interpretare il segno in modo inequivocabile». Il ferro battuto si trasforma. Il materiale, come un bruco che diventa farfalla, perde i tratti salienti della pesantezza e dell’immobilità, per diventare qualcos’altro: qualcosa di vivo, leggero, che evoca l’idea dell’acqua. L’arte è alchimia e permette agli elementi di subire trasformazioni sostanziali nella mente, che prende forma. Le mani dell’artista forgiano onde, le onde sono segni. Si concretizza una ricerca della linea, che da uno stato netto e spezzato diventa morbida e gestuale. Ne è un esempio l’opera pittorica Ho incontrato il mare, del 1984. La sua ultima mostra si è tenuta al Museo Municipale d’Arte Contemporanea di Roma. Considerata un’artista innovativa nel panorama italiano, Lancia è conosciuta in Italia e all’estero. Il direttore del Museo di Cholet (Francia) ha commentato di apprezzarla per le caratteristiche del suo lavoro sui materiali, l’equilibrio tra forza e resistenza. Un altro segno inciso nel proprio percorso personale.”
_Nadia Grillo